La storia dell’olio, tra usi antichi, simboli e spiritualità

L’olio è da sempre prezioso per l’uomo. Le sue origini risalgono all’Antico Testamento, quando a cantare la magnificenza dell’ulivo erano i poeti del tempo. In questo articolo esploreremo il significato simbolico dell’olio, le sue radici antiche e i suoi usi nella storia fino a quelli dell’olio d’oliva

Il nome deriva dal latino “ŏleum” e nei libri sacri viene generalmente associato all’immagine della prosperità, gioia e forza. L’Antico Testamento riconosce nell’olio anche benedizione divina, sapienza, amore, amicizia, fraternità e felicità. 

Viaggio tra simboli e spiritualità dell’olio

Quando si pensa al ramoscello d’ulivo, ieri come oggi, tutto il mondo lo associa al simbolo di pace. L’origine si ritrova nell’iconografia paleocristiana delle catacombe, con la colomba che torna all’arca di Noè proprio con un ramoscello d’ulivo per indicare che l’acqua del diluvio era ormai passata. L’oro verde è anche simbolo dello Spirito Santo. E infatti si pratica l’unzione per Battesimo, Cresima, consacrazione di sacerdoti, vescovi e chiese, oltre che la pratica dell’unzione degli infermi. In Israele il rito dell’unzione ha sempre avuto un significato religioso, un modo per destinare una persona alla regalità. Per poi giungere a “unto”, in ebraico “Messiah”, in greco “Xristós”, inteso come sinonimo di re istituito per volontà di Dio, profeta incaricato di compiere una missione di sollievo e di consolazione, in pratica un liberatore. Nel Nuovo Testamento l’unzione rappresenta l’azione dello Spirito Santo. 

Olio: usi e consumi

Nell’antichità l’olio è stato usato in vari modi. Uno dei primi è stato per l’illuminazione. A provarlo sono i numerosi reperti archeologici di lampade di terracotta trovati per esempio in terer come Egitto, Grecia, Palestina, a Roma nelle catacombe, Ostia Antica, Pompei e a Ercolano. In un testo biblico dell’Esodo (27, 20‐21) il Signore indica a Mosè: “Tu ordinerai agli Israeliti che ti procurino olio puro di olive schiacciate per il candelabro, per tener sempre accesa una lampada nella Tenda dell’Alleanza”. E ancora, nel Nuovo Testamento, Gesù sulle lampade ad olio basa la parabola delle dieci vergini in attesa dello sposo, di cui solo cinque furono previdenti e si attrezzano con la scorta di olio.  

L’olio era anche una valida base per preparare i profumi. Ad esempio, unendo ad esso essenze come il nardo. 

L’olio nell’antichità aveva un uso inoltre come medicinale. Come si evince anche dallo stesso Nuovo Testamento, nella parabola del Samaritano, dove l’olio è utile per lenire il dolore. E, non ultimo, l’olio punto di riferimento degli atleti per rassodare i muscoli e rendere più forti. Nel corpo come nella mente, tanto da ritrovarlo nel Battesimo per l’olio dei catecumeni perché capace di donare l’energia per resistere agli attacchi del male. 

L’olio è anche stato un’importante risorsa economica. A partire dal 1200 le Repubbliche marinare di Venezia e Genova si dedicarono anche al commercio dell’olio d’oliva. A contribuire a una spinta importante in questo senso fu il boom dell’industria laniera e del consumo di sapone artigianale (prodotto mescolando all’olio d’oliva la soda ottenuta dalle ceneri di alcune piante ricche di sodio). Questo perché anche la lana aveva bisogno di essere trattata con l’olio per proteggerla dall’infeltrimento. Così l’olio di mezzo Mediterraneo arriva in Francia, Fiandre, Inghilterra e nella stessa Toscana, dove i banchieri fiorentini si specializzarono più di altri in questo commercio. 

L’olio d’oliva italiano alla conquista delle nostre tavole e dei mercati internazionali

L’olio d’oliva è sempre stato utilizzato come condimento e per friggere. Ma fino al ‘500 non diventa un ingrediente indispensabile per le cucine italiane, nonostante ci sia diffusione dell’olivicoltura documentata in tutta Italia: Cosimo de Medici aveva imposto la coltivazione dell’olivo nelle terre incolte, così molti signori promuovono l’olivo nel Meridione, in Liguria e Sicilia. Si arriva al Settecento per considerare l’olio d’oliva parte della nostra alimentazione, anche se solo nelle regioni in cui veniva prodotto. Altrove prevale l’uso di grasso di maiale e burro. A fine ‘800 nascono i grandi marchi industriali italiani e diventa un prodotto esclusivo tricolore, dato che altri Paesi non credono nelle potenzialità dell’olio d’oliva in cucina, “perdendo il treno”. Si giunge al Novecento: è il prodotto di punta dell’Italia nel mondo, con la Puglia in testa per maggior numero di olivi e frantoi presenti. E nel Dopoguerra, con l’immigrazione dal Sud, l’olio d’oliva spopola anche nella cucina tradizionale piemontese e lombarda. È il primo segnale di una produzione destinata a prendere piede, a diventare di qualità. Quella qualità che oggi tutto il mondo ancora ci invidia. 

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